Separazione e Lutto

La fine di un matrimonio, di una convivenza o di una lunga relazione rientra tra gli eventi di vita con un potenziale stressogeno molto elevato.

Ogni separazione è un processo a sé: ci sono coppie che scelgono di comune accordo di dividere le proprie strade ed altre che si trovano a dover gestire rotture più violente e logoranti.

La destabilizzazione che può derivarne non riguarda solo la rappresentazione mentale di sé-con-l’altro, ma una complessiva e in alcuni casi rivoluzionaria modifica dello stile di vita, delle frequentazioni e dei rapporti sociali, delle relazioni con i figli, delle abitudini quotidiane e del tenore di vita, comportando un ripensamento totale della propria esistenza che, per alcuni, può risultare doloroso al pari di un lutto.

Le 5 fasi della separazione e del lutto

Possiamo genericamente individuare alcune fasi – non necessariamente consequenziali – che accomunano la separazione al lutto vero e proprio:

  • Fase della negazione: di fronte alla perdita e all’abbandono, la prima reazione è la negazione data dall’incredulità. Sembra inaccettabile riuscire a gestire il dolore e lo shock della rottura, specie se questa è stata traumatica ed improvvisa, ad esempio perché si è scoperto un tradimento. La negazione è una prima forma di difesa psicologica che, in alcuni casi, confonde e spinge a perdere lucidità sulle reali cause della separazione. A lungo andare, se la negazione non lascia spazio all’elaborazione della rottura, il rischio è di rimanere bloccati in un doloroso limbo affettivo.
  • Fase della rabbia: cercare il colpevole della fine della relazione ci illude di poter esercitare un maggior controllo sugli eventi. La sensazione di aver compreso perfettamente i meccanismi alla base della rottura, individuando nell’altro il responsabile può rivelarsi in prima battuta utile per prendere le distanze dall’idealizzazione dell’ex. In una seconda fase, sarà però indispensabile interrogarsi sulle proprie responsabilità: all’interno di ogni relazione, infatti, si è in due.
  • Fase della contrattazione: è quella in cui si inizia a prendere atto dell’irreversibilità della perdita e ad ipotizzare, alternando momenti di sconforto e speranza, strategie utili a riprendere il controllo della propria vita, valutando nuovi progetti su cui concentrare le proprie energie e mettendosi al centro.
  • Fase della depressione: in questa fase è possibile sperimentare senso di vuoto abbandonico, senso di ingiustizia, disperazione. Ci si sofferma su tutto ciò che non si può più condividere con l’altro, amplificando involontariamente il livello di sofferenza e generando un circolo vizioso incredibilmente doloroso, che può condurre a sviluppare una propria depressione.
  • Fase dell’accettazione: rappresenta l’ultima delle fasi del lutto e della separazione. Rabbia e senso d’impotenza si estinguono gradualmente e la persona può tornare a guardare al futuro dando un senso a quanto accaduto, accettando la perdita e proiettandosi in avanti con speranza.

Quando la perdita dell’altro non è solo emotiva, ma anche fisica, queste fasi possono rivelarsi ancor più dolorose e difficili da affrontare. Se il superamento del lutto non avviene in modo naturale ed ecologico, possiamo parlare di “lutto complicato”.

Il lutto complicato

Il disturbo da lutto persistente complicato inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) si diversifica dal lutto comune, data la presenza di gravi reazioni che durano per almeno 12 mesi dopo la morte della persona e influenzano negativamente la capacità di funzionamento dell’individuo nell’ambito sociale, lavorativo e familiare.

I criteri diagnostici sono i seguenti:

A. L’individuo ha vissuto in prima persona il decesso di qualcuno con cui aveva una relazione stretta.

B. Dal momento della morte, almeno uno dei seguenti sintomi è stato presente per un numero di giorni superiore a quello in cui non è stato presente e a un livello di gravità clinicamente significativo, perdurando negli adulti per almeno 12 mesi dopo il lutto:

  • Un persistente desiderio/nostalgia della persona deceduta.
  • Tristezza e dolore emotivo intensi in seguito alla morte.
  • Preoccupazione per il deceduto.
  • Preoccupazione per le circostanze della morte.

C. Dal momento della morte, almeno sei dei seguenti sintomi sono stati presenti per un numero di giorni superiore a quello in cui non sono stati presenti e a un livello di gravità clinicamente significativo, e sono perdurati negli adulti per almeno 12 mesi:

  • Sofferenza relativa alla morte
  • Marcata difficoltà nell’accettare la morte.
  • Provare incredulità o torpore emotivo riguardo alla perdita.
  • Difficoltà ad abbandonarsi a ricordi positivi che riguardano il deceduto.
  • Amarezza o rabbia in relazione alla perdita.
  • Valutazione negativa di sé in relazione al deceduto o alla morte (es. senso di autocolpevolezza).
  • Eccessivo evitamento di ricordi della perdita (es. evitamento di persone, luoghi o situazioni associati al deceduto; nei bambini questo può includere l’evitamento di pensieri e sentimenti che riguardano il defunto).
  • Disordine sociale e dell’identità
  • Desiderio di morire per essere vicini al deceduto.
  • Dal momento della morte, difficoltà nel provare fiducia verso gli altri.
  • Dal momento della morte, sensazione di essere soli o distaccati dagli altri.
  • Sensazione che la vita sia vuota o priva di senso senza il deceduto, o pensiero di non farcela senza il deceduto.
  • Confusione circa il proprio ruolo nella vita, o diminuito senso della propria identità (per es. una parte di sé è diminuita insieme al deceduto).
  • Dal momento della perdita, difficoltà o riluttanza nel perseguire i propri interessi o nel fare piani per il futuro (per es. amicizie, attività).

D. Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti

E. La reazione di lutto è sproporzionata o non coerente con le norme culturali o religiose o appropriate per l’età.

E se non provo niente?

In alcuni casi, in senso diametralmente opposto, la persona che subisce la perdita può manifestare il cosiddetto lutto assente o negato. In individui con stile di attaccamento evitante, si caratterizza con sintomi quali mancanza di tristezza, distacco emotivo e proseguimento delle normali attività della vita quotidiana, senza variazioni. Il rischio della mancata elaborazione cognitiva, affettiva ed emotiva del lutto è legato ad una possibile riattivazione delle emozioni represse in un secondo momento, in forma esplosiva. Spesso queste persone sperimentano, a distanza di tempo, sintomi psicosomatici e disturbi dell’umore senza riuscire a collegarli direttamente all’evento luttuoso.

Il lutto bloccato

Quando il naturale processo di elaborazione del lutto si blocca, la persona sperimenta un’incapacità di voltare pagina e superare il dolore legato alla perdita affettiva. La sofferenza è molto più dolorosa e pervasiva e spesso si configura in un insieme di sintomi come:

Pensieri intrusivi, flashback e ricordi che segnalano la presenza di PTSD (disturbi post-traumatico da stress)

  • Disturbi dell’umore
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi dell’alimentazione
  • Stati di costante tensione, iperattivazione, iperarousal
  • Evitamento di luoghi e persone associati all’ex partner o a momenti significativi della relazione
  • Difficoltà di concentrazione
  • Sintomi psicosomatici

Avviare un percorso di terapia EMDR a seguito di una separazione o di un lutto complicato può rivelarsi fondamentale per impedire il cronicizzarsi dello stallo e della sofferenza. In particolar modo, l’EMDR sembra facilitare la guarigione adattiva naturale del cervello e della mente. Per chi soffre senza soluzione di continuità per una separazione o un lutto traumatico, l’obiettivo più desiderabile potrebbe essere quello di pensare a chi non c’è più con un affetto positivo, lavorando contestualmente sulla ricostruzione della propria vita.

Per approfondire, visita questa pagina dedicata alla Terapia EMDR e visita il sito www.emdr.it

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