Trauma psicologico e PTSD

Definizione di trauma psicologico

Che cos’è un trauma psicologico? La parola trauma significa “ferita”, “lesione”. Restituisce con immediatezza un’immagine di quella rottura profonda tra il “prima” e il “dopo”, una ferita nell’anima che caratterizza l’esperienza di chi ha vissuto un’esperienza traumatica e non è riuscito ad elaborarla completamente.

Un avvenimento molto stressante può divenire traumatico quando coglie la persona impreparata a farvi fronte, causando un vissuto di dolore ineluttabile ed inibendo le possibilità di reagire. L’evento causa uno stato di allarme e di attivazione psichica soverchiante, che sovrasta le capacità di gestione emotiva possono mettersi in campo in quel momento.

Eventi tanto destabilizzanti necessitano di una profonda elaborazione emotiva, affettiva e cognitiva. Se questa non avviene è possibile sperimentare esperienze disturbanti, che vanno da un senso di precarietà ed inefficacia personale ad emozioni pervasive come paura e terrore, fino allo sviluppo di sintomi dissociativi.

Non tutti reagiamo allo stesso modo

È importante sottolineare l’importanza dei fattori individuali di rischio e protezione per la gestione e la risoluzione delle esperienze traumatiche. Sebbene infatti alcuni avvenimenti possano essere incredibilmente dolorosi per chiunque (pensiamo ad esempio ad un abuso sessuale), l’impatto che possono avere varia da individuo a individuo.

Tra le variabili più significative che connotano i fattori di rischio e protezione, incidendo sulle capacità individuali di far fronte ad eventi stressanti, annoveriamo:

  • L’età in cui avviene il trauma: il bambino non ha le stesse risorse dell’adulto a cui poter attingere per affrontare l’evento.
  • La natura violenta dell’avvenimento traumatico.
  • La frequenza, singola o multipla, dell’evento traumatico: un singolo episodio sarà di più semplice risoluzione rispetto a traumi prolungati o ripetuti.
  • Lo stile di attaccamento: sicuro, insicuro evitante, ambivalente, disorganizzato.
  • La presenza o meno di un supporto emotivo sicuro e stabile.
  • La possibilità di accedere alle cure psicologiche e farmacologiche.
  • La presenza o meno di una rete sociale di sostegno.
  • La qualità delle relazioni interpersonali.
  • La compresenza di un quadro psicopatologico pregresso.
  • L’essere sottoposti a lunghi periodi e carichi di stress.
  • Una storia familiare di patologie psico-psichiatriche.

Traumi con la t e con la T

In psicotraumatologia, gli eventi traumatici vengono scissi in due categorie: traumi con la “T” e traumi con la “t”.

I traumi con la t minuscola includono i traumi dell’attaccamento, ossia tutte quelle situazioni in cui il sé del bambino è stato umiliato, vessato, ignorato, non visto. L’essere cresciuti con genitori asfissianti o assenti, emotivamente indisponibili o francamente negligenti, ipercritici, maltrattanti o abusanti può dare origine a questa tipologia di trauma, che porterà il bambino a sviluppare un senso di scarsa autostima, di precarietà interna e profonda fragilità. Da adulto penserà di non valere, di non contare nulla, di non essere importante o degno d’amore e si porrà, nell’affrontare i problemi della vita quotidiana, con un atteggiamento negativo che costituirà un fattore di rischio per lo sviluppo di psicopatologie. Tra i traumi con la t possiamo poi annoverare, ad esempio, la perdita del lavoro, la rottura di un legame sentimentale importante, la scoperta di un tradimento amoroso e, più in generale, tutte quelle esperienze significativamente stressanti che sentiamo aver lasciato un segno indelebile, che ci impedisce di andare avanti.

I Traumi con la T maiuscola includono, invece, tutti quegli eventi drammatici che, per la loro intensità, pervasività e pericolosità per l’incolumità e la vita scuotono violentemente l’equilibrio personale. Incidenti, sequestri, violenze sessuali, attentati, terremoti, alluvioni e tutto ciò che può rappresentare una minaccia per l’integrità della persona e dei propri cari. Anche il lutto complicato rientra nei traumi con la T.

Le reazioni al trauma

Quando la nostra mente non ha la possibilità di far fronte ad un avvenimento traumatico – per età, ruolo, contesto o per l’assoluta imprevedibilità dell’evento stesso – a livello neurobiologico viene a crearsi un vero e proprio corto circuito che blocca la corretta elaborazione delle informazioni emotive, cognitive e sensoriali legate all’evento stesso. È così che tutte le componenti del ricordo si incistano nella memoria, chiudendosi in un guscio che non lascia spazio alla comunicazione integrata tra quell’evento e tutte le altre esperienze di vita della persona, impedendone l’elaborazione. Le parti del ricordo più dolorose spesso diventano inaccessibili alla memoria, mentre altre sono nettamente vivide e provocano reazioni emotive e fisiche molto forti, ad esempio attraverso flashback intrusivi.

A volte basta un suono, un odore, un sapore o un’immagine per riattivare immediatamente nella persona una risposta di intensa paura e senso di minaccia, tale da compromettere l’equilibrio psicofisico e da configurarsi come un vero e proprio Disturbo Post-Traumatico. In un attimo, torniamo a soffrire ora come allora.

Il Disturbo Post-Traumatico

Per la diagnosi di PTSD, il DSM-5 prevede la soddisfazione dei seguenti criteri:

  • Esposizione ad un evento traumatico quale la morte reale o una minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale facendo un’esperienza diretta o indiretta dell’evento oppure venendo a conoscenza di un evento traumatico violento o accidentale accaduto ad una persona cara e significativa. Traumatica è anche l’esposizione ripetuta o estrema a dettagli crudi dell’evento stesso.
  • Sintomi intrusivi: l’evento si ripresenta continuamente sotto forma di pensieri involontari, ricordi, sogni, flashback in cui la persona rivive l’evento manifestando intense reazioni fisiche e psicologiche.
  • Difese da evitamento: la persona evita sistematicamente tutto ciò che può ricordare o riattivare il trauma nella sua memoria.
  • Effetti negativi sull’umore e sul pensiero: non si è più in grado di ricordare parti significative dell’evento traumatico (amnesia dissociativa). Si sperimentano sintomi ansiosi, sintomi depressivi, distacco emotivo, sintomi relativi alla sfera dell’autostima ed emozioni negative come paura, terrore, rabbia e vergogna.
  • Alterazioni dello stato di allerta e dei riflessi: la persona può manifestare un iper-arousal, ossia una alterata e maggior attivazione del sistema nervoso che produce insonnia, problemi di concentrazione, ipervigilanza, ansia e panico incontrollato, scoppi di rabbia.

Per porre diagnosi di Disturbo da Stress Post-traumatico è necessario che i criteri B, C, D e E persistano da più di un mese.

La terapia EMDR per la cura del trauma

La terapia EMDR è l’approccio elettivo, universalmente riconosciuto, inserito nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la valutazione e la gestione dei disturbi da stress. I presupposti per la comprensione del funzionamento e dell’efficacia dell’EMDR sono due:

  • Adaptive Information Processing Model (AIP), modello teorico che afferma che tutti gli esseri umani possiedono un sistema fisiologico innato di elaborazione dell’informazione, utile ad affrontare la molteplicità di elementi delle esperienze e immagazzinare i relativi ricordi in una forma accessibile e funzionale, con funzioni di auto-cura.
  • Ottica della psicotraumatologia, che sostiene che la patologia di cui il paziente soffre nel qui ed ora sia connessa ai traumi subiti in epoche passate e all’idea di sé che egli ha costruito all’interno degli scambi interpersonali, in particolar modo attraverso la relazione di attaccamento ai genitori.

La stimolazione bilaterale degli emisferi cerebrali, attraverso i movimenti oculari o l’utilizzo di cuffie o manopole a stimolazione alternata, permette di operare una riconnessione – che trova riscontri a livello neurobiologico – tra le aree cerebrali che ritengono il ricordo traumatico e quelle in cui risiedono le esperienze di vita della persona. Il lavoro congiunto dei livelli emotivo (cosa provi?), cognitivo (cosa pensi di negativo di te?) e fisico (dove lo senti nel corpo?) produce un’integrazione adattiva e gestibile delle memorie dolorose, che perdono progressivamente la loro carica disturbante.

La terapia EMDR non può indurre l’amnesia dell’esperienza traumatica, né può cancellarla definitivamente dalla memoria, ma può renderla un ricordo accessibile e gestibile.

Alla fine del percorso di cure, sarà possibile lasciare il passato nel passato.

Per approfondire, visita questa pagina dedicata alla Terapia EMDR e visita il sito www.emdr.it

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