Scorrere le storie di Instagram prima di andare a dormire, controllare le notifiche appena svegli, condividere online ogni attimo della propria vita sono solo alcuni segni di una possibile dipendenza dai social media. All’interno di questo circolo vizioso, c’è spesso anche la FOMO – Fear of Missing Out, cioè la paura costante di essere tagliati fuori e perdersi qualcosa. C’è una stretta correlazione tra FOMO e social media. Quando il piacere della condivisione finisce per trasformarsi in ansia da prestazione, la presenza digitale diventa un obbligo invisibile che ingabbia in un loop di confronto continuo.

Identità personale VS identità digitale
L’identità personale comprende le caratteristiche fisiche, psicologiche e sociali di un individuo nel mondo reale. Si tratta di un insieme di requisiti, qualità e particolarità che risulta unico. L’identità digitale è (o dovrebbe essere) la “trasposizione online” dell’identità personale: comprende dati, tracce e credenziali utilizzati per agire e interagire sul web anche a livello burocratico, ma rappresenta anche ciò che decidiamo di mostrare online, in particolare sui social. Oggi, questi due tipi di identità sono strettamente intrecciati, tanto che la gestione dell’identità digitale richiede grande consapevolezza, in quanto può influenzare fortemente l’identità personale di un in dividuo o l’immagine dell’azienda che rappresenta.
In questo articolo ci concentreremo sull’identità digitale come strumento per l’immagine che si vuole dare di sé attraverso i social media.
FOMO e social media
FOMO è l’acronimo di “Fear OF Missing Out”, letteralmente: “paura di perdersi qualcosa”. Il dizionario Treccani definisce la FOMO come: “La sensazione d’ansia provata da chi teme di essere privato di qualcosa di importante se non manifesta assiduamente la propria presenza tramite i mezzi di comunicazione e di partecipazione sociale elettronici interattivi”. La FOMO rappresenta, inoltre, anche un aspetto dell’ansia sociale, in quanto comprende la “paura di essere tagliati fuori”. In senso lato, infatti, la FOMO non è solo il timore di non vivere esperienze o di non essere presenti a eventi considerati soddisfacenti e appaganti, ma rappresenta anche il bisogno estremo di rimanere costantemente connessi e in contatto con le attività degli altri per ridurre al minimo il “rischio” di essere esclusi da determinati contesti sociali.
Paura di sparire: la pressione di “dover pubblicare”
Ecco che la presenza digitale si trasforma in un obbligo e che l’identità digitale diventa l’unica che conta: perché se non pubblichi significa che non esisti. Questa è la narrazione alimentata dagli algoritmi dei social media che trasforma la condivisione da gesto spontaneo a imperativo categorico. È così che inizia l’ansia sociale, con il timore che, smettendo di pubblicare, il nostro valore possa sbiadire agli occhi della rete.
La correlazione tra FOMO e social media si traduce, così, in una pressione costante a spettacolarizzare la quotidianità. Si scattano centinaia di foto e si girano altrettanti video non più per conservare un ricordo, ma per comunicare ai follower che si è stati lì, che si era presenti a quell’evento, che si è fatto quel viaggio… in questo modo, siamo costretti a performare costantemente, mostrando di goderci il momento senza poi realmente farlo, in quanto troppo impegnati a trovare l’angolazione perfetta e la luce giusta, a fare le “dovute” modifiche, a rispondere a eventuali commenti. Quando vengono utilizzati in questo modo, i social da strumenti di espressione diventano gabbie di visibilità forzata.
Like ≠ valore personale
Il vero rischio è quello di sostituire l’identità personale con l’identità digitale, misurando il nostro valore in base al numero di utenti che ci seguono e ai like che riceviamo. Finiamo, così, per mostrare un’immagine artefatta di noi, una vita perfetta che, in realtà, non esiste e che ci allontana sempre di più dalla nostra identità personale, cioè quella reale, offline. In questo modo, non solo inventiamo un alter ego che non ci rispetta e cediamo all’ansia sociale, ma alimentiamo anche l’insicurezza di chi ci guarda e vede una vita perfetta che non esiste, credendola vera, confrontandola con la propria e sentendosi un completo fallimento. FOMO e social media possono portare a questo circolo vizioso da cui nessuno trae beneficio.
I social media non sono il male assoluto, ma è necessario imparare a usarli correttamente e creare la propria identità digitale solo dopo aver costruito una forte autostima offline.
L’importanza dell’educazione digitale
Educare al digitale significa promuovere una vera e propria consapevolezza emotiva e critica del mezzo. Un’efficace educazione digitale deve fornire le coordinate per abitare la rete senza farsi ingabbiare da essa, insegnando a riconoscere le trappole cognitive degli algoritmi e l’illusione della perfezione social. Solo acquisendo competenze tecniche e coltivando “l’empatia virtuale” possiamo trasformare i social media da fonti di ansia e distrazione a strumenti utili e/o di svago, passando dal subire passivamente la tecnologia all’utilizzarla con criterio.
Come si costruisce l’autostima offline
L’autostima è un concetto psicologico basilare che indica il valore e il giudizio globale che una persona si auto-attribuisce. Chi ha una buona autostima sa di avere valore e si sente degno di rispetto, amore e felicità, a prescindere da successi o insuccessi.
L’autostima si costruisce durante l’infanzia: quando i bisogni di base dei bambini vengono soddisfatti, questi ultimi imparano a sentirsi meritevoli d’amore e questo concorre alla formazione di un senso di valore personale che lo guiderà con sicurezza nel mondo. Al contrario, se questi bisogni vengono ignorati, trascurati o addirittura sopraffatti, i bambini (e, poi, gli adulti che diventeranno) si convincono di non avere valore e di non essere degni di amore e cure. Le convinzioni che costruiranno saranno profondamente condizionate da queste esperienze, con conseguenti ricadute sulla visione del mondo e in ambito relazionale.
Psicoterapia, FOMO e social media
Nei casi in cui bassa autostima, FOMO e/o dipendenza dai social media impediscano di condurre una vita soddisfacente, diventa fondamentale rivolgersi a un professionista nell’ambito della psicoterapia. In questo caso, si comincerà a lavorare sullo stabilire una corretta immagine di sé per ricostruire l’autostima, con l’obiettivo di depotenziare e ridurre i comportamenti che possono compromettere in modo invalidante la salute mentale e la quotidianità.
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