Il consenso sessuale è l’essere d’accordo, esplicitamente e volontariamente, ad avere un rapporto intimo ed è necessario affinché ogni interazione sessuale avvenga con consapevolezza e sia voluta da entrambe le parti. In caso contrario, si tratta di violenza. Purtroppo, sembra che i giovani abbiano una scarsa comprensione del consenso, dato allarmante che richiede un’educazione affettiva e sessuale sin dall’infanzia. Approfondiamo l’argomento.

Consenso sessuale tra i giovani

Il consenso sessuale tra i giovani: qualche dato

L’indagine “Gli adolescenti e la sessualità(pubblicata a febbraio 2025 da Ipsos per Save the Children) porta alla luce dei dati interessanti: il 48% degli adolescenti è convinto che, all’interno di una relazione, dire di no se il partner vuole fare sesso sia difficile. A pensare, invece, che in una coppia sia scontato che l’altro sia sempre d’accordo ad avere rapporti sessuali è il 36% dei giovani.

E ancora:

  • A credere che una ragazza che non vuole fare sesso saprà come sottrarsi è il 43% degli adolescenti;
  • Ad affermare che il look/comportamento di una ragazza può istigare violenza sessuale è il 29% dei giovani;
  • A essere convinti che se una ragazza non dice esplicitamente “no”, significa che “ci sta” è, invece, il 24% degli intervistati.

I risultati dell’indagine portano alla luce la reale necessità che famiglie, scuole e comunità collaborino per educare i bambini al consenso, affinché non rimanga solo un concetto teorico. Creare un ambiente la cui base è il rispetto reciproco e dove si possa parlare liberamente di emozioni, corpo e confini è l’obiettivo per mettere in discussione i ruoli di genere (che vedono i ragazzi spesso pronti a “fare”, le ragazze remissive e concentrate sui desideri degli altri) e costruire relazioni sane in cui ognuno possa sentirsi libero di dire di sì o di no, senza ricevere pressioni.

Consenso sessuale, dipendenza affettiva e relazioni tossiche

La difficoltà a dire “no” può nascere da dinamiche tipiche delle relazioni tossiche, come gelosia costante, comportamenti di controllo o isolamento dalle amicizie. Questi atteggiamenti non sono manifestazioni d’amore, ma segnali di possesso. Molti giovani faticano a riconoscere queste red flag e rimangono intrappolati in rapporti che li fanno sentire insicuri, colpevoli o costantemente in dovere di “meritare” l’affetto dell’altro, in un vero e proprio circolo vizioso di dipendenza affettiva, in cui l’autostima dipende solo dalla relazione.

Incoraggiare la cultura del consenso significa promuovere il diritto all’autodeterminazione, quindi educare alla possibilità di stare bene da soli, a rivendicare la propria autonomia emotiva e sessuale e a scegliere liberamente come, quando e con chi condividere la propria intimità.

Il consenso sessuale come responsabilità collettiva

Si pensa erroneamente che il consenso sessuale riguardi solo due persone che sono in intimità. In realtà, l’argomento riguarda tutti. Ecco perché le famiglie, la scuola, gli educatori, le associazioni e noi tutti siamo chiamati a parlare di educazione affettiva e sessuale con chiarezza e senza pregiudizi. Ancor meglio, quando possibile, creando spazi sicuri durante i quali prima i bambini e poi i giovani possano confrontarsi sull’argomento.

È, dunque, fondamentale che famiglie, scuola e comunità lavorino insieme per creare un contesto sociale e una società in cui il rispetto reciproco sia la base e si possa parlare liberamente di emozioni, corpo e confini. Il consenso non può e non deve rimanere un concetto meramente teorico, altrimenti non sarà mai considerato come parte della vita di tutti i giorni e, quindi, come un valore fondamentale, una pratica concreta di responsabilità personale e rispetto reciproco, un elemento essenziale per costruire rapporti sani e sicuri.

L’educazione al consenso sessuale inizia dall’infanzia

Il consenso, basato sulla consapevolezza di chi lo concede e di chi lo riceve, deve derivare da un sano processo di assunzione di responsabilità nei confronti delle proprie emozioni e dei propri pensieri. Ecco perché educare al consenso e alla sessualità solo a partire dall’adolescenza decreta già un ritardo: è necessario interiorizzare il concetto di consenso sin dall’infanzia, in modo che ragazze e ragazzi acquisiscano da subito la consapevolezza della sua importanza e lo registrino come un valore concreto e non solo teorico. L’educazione affettiva e sessuale è essenziale per preparare le nuove generazioni a destreggiarsi nell’articolato mondo della sessualità consapevolmente, responsabilmente e in sicurezza.

Dunque, l’educazione al consenso non può e non deve riguardare solo adolescenti e giovani. È necessario trasmettere ai bambini gli strumenti per imparare a costruirne il significato. Sin da quando sono piccoli, infatti, i bambini devono essere messi nella condizione di imparare che possono dire “no” ogni volta che qualcosa li fa sentire a disagio, che il loro corpo appartiene solo a loro (e nessuno ha il diritto di toccarlo se non vogliono) e che, allo stesso modo, anche il corpo e i confini degli altri meritano rispetto. In questo modo, si insegna loro anche ad accettare la frustrazione che scaturisce da rifiuti e fallimenti (eventi che, normalmente, capitano nel corso della vita).

Cosa possiamo fare, quindi, nel nostro piccolo, da genitori o quali figure di riferimento, in quanto adulti, per trasmettere ai bambini il concetto di “consenso” in modo corretto?

Chiedere ai bambini il permesso prima di un contatto fisico e spronarli a fare lo stesso con gli altri

Diamo l’esempio per primi: quando cerchiamo un abbraccio da un bambino o da una bambina, chiediamo il permesso per poterlo fare. Quando è necessario avere un contatto fisico con bambini molto piccoli, creiamo l’abitudine di comunicare il consenso semplicemente informandoli di cosa stiamo facendo e per quale motivo. Frasi come: “Ti sto lavando le mani, così saranno pulite e sicure per mangiare” o “Ti sto mettendo il giubbotto, così sarai al caldo quando usciamo” aiutano a sottolineare che, durante ogni tipo di contatto, la comunicazione deve rimanere costante.

Parlare di consenso non solo nel contesto sessuale

Il concetto di “consenso” non si riferisce solo alla sfera sessuale. Insegnare ai bambini a chiedere il consenso, ad esempio, prima di prendere qualcosa in prestito o a chiedere il permesso a un amichetto prima di raccontare qualcosa che lo riguarda li aiuta a comprendere sempre meglio il significato concreto di questa parola e, ancora, ad accettare più facilmente quando il consenso viene negato.

Parlare apertamente, evitando termini “proibiti”

Lo sviluppo sessuale è importante quanto quello cognitivo, emotivo e fisico. I bambini che non hanno accesso a informazioni sulla sessualità sono più a rischio di sviluppare atteggiamenti o convinzioni errate sulla sessualità. Avere conversazioni in merito, adatte all’età dei bambini, consente loro di sentirsi più a loro agio nel cercare conversazioni oneste e aperte su corpo, sesso, confini e consenso. Ecco perché è importante anche evitare, ad esempio, di riferirsi ai genitali con delle metafore e non con i termini reali che li indicano: passerebbe il messaggio errato che di alcune parti del corpo bisogna “vergognarsi”.

Criticare esplicitamente i messaggi sbagliati

Purtroppo, i media veicolano spesso messaggi errati e/o fuorvianti. Anche se il bambino dovesse essere troppo piccolo, non esitiamo ad esprimere eventuali critiche. I bambini sono in grado di cogliere i suggerimenti, quindi criticare i messaggi sbagliati insegna loro a crescere meno influenzati dal condizionamento sociale.

Favorire il processo educativo con strumenti adeguati

Posto che libri, video, strumenti adatti all’età siano sempre imprescindibili per lo sviluppo cognitivo ed emotivo, è utilissimo anche integrare fornendo contenuti la cui fruizione aiuti nella comprensione del concetto di consenso e del rispetto dei confini.

Consenso sessuale: il ruolo dei professionisti in ambito psicologico

I professionisti della psicologia hanno una responsabilità centrale nel promuovere e tutelare il consenso sessuale, in ambito sia preventivo, sia clinico. Nel loro ruolo educativo, possono facilitare uno spazio di dialogo aperto in cui bambini, adolescenti e adulti possano imparare a riconoscere le emozioni e ad acquisire una comprensione corretta del concetto di consenso (non solo la capacità di dire “sì” o “no”, ma anche quella di riconoscere i limiti, rispettare i confini propri e altrui, saper accogliere e accettare un rifiuto).

Non solo terapia individuale: corsi collettivi di sessuologia, educazione sessuale, affettività, psicoeducazione rendono i professionisti della psicologia agenti di cambiamento culturale, in quanto contribuiscono a inserire nella società adulti capaci di relazioni sane e consapevoli.